Pagelle in didattica a distanza

Speravamo tutti fosse la prima e l’ultima, quella di giugno. E invece, per gli studenti delle scuole superiori, è appena arrivata (o manca poco) la seconda pagella basata su voti e valutazioni attribuiti in didattica a distanza. Tante sono le discussioni, sia gli studenti che molti insegnanti stanno iniziando a “ribellarsi”, aumentano le proteste e si chiede a gran voce il ritorno sui banchi di scuola…Ma tant’è che anche questa pagella verrà assegnata col filtro di uno schermo.

Se n’è già parlato alla fine del precedente anno scolastico: con la didattica a distanza i “voti” possono essere falsati dalla modalità stessa con cui le lezioni e i momenti di valutazione vengono svolti. Ma se è vero che, con il primo lockdown, si è lavorato molto sull’emergenza, si presuppone che l’esperienza (seppur breve) abbia fornito strumenti in più ai professori per cercare di verificare la preparazione dei propri alunni in modo più “veritiero”. Ma è davvero così? Non sarà, piuttosto, che questa situazione sta mostrando ancora di più tutti i limiti della nostra concezione di “voto“?

Diventa così ancora più importante ricordare che i voti scolastici non rappresentano lo studente. 

In un’epoca in cui gli adolescenti sembrano la fascia della popolazione più dimenticata, è fondamentale che l’adulto, oggi più che mai, impari a staccarsi da quel meccanismo quasi automatico che lo porta a considerare quel numero una misura globale della persona (e talvolta, implicitamente, una misura anche del nostro valore come educatori e genitori).

Ma non è così: quel numero non ci dà alcuna informazione su tantissimi aspetti. Ad esempio, non ci dice se il ragazzo/a sta sviluppando nuovi modi di pensare, abilità di risolvere i problemi (e non parliamo dei problemi di geometria), pensiero critico e flessibile, buone capacità organizzative e di pianificazione. Ancora, non ci comunica se sta sviluppando adeguate capacità empatiche e relazionali, sia con i pari che con gli adulti. Si basa sul principio della competizione e non della collaborazione, per cui non possiamo sapere se quel numero indica una buona capacità di cooperare, lavorare in gruppo, aiutare l’altro per il raggiungimento di un obiettivo comune. E che dire della crescita dell’adolescente in termini di rispetto verso l’altro, abbattimento di stereotipi e pregiudizi, inclusione?

Tante sono le indicazioni che il voto della pagella non fornisce, eppure tendiamo ancora ad attribuire al voto un ruolo centrale. Con la conseguenza che, spesso, il raggiungimento di un certo numero diventa fonte di ansia e stress per lo studente. Infatti, non dobbiamo dimenticare che il voto influenza l’idea che il/la giovane ha di sé stesso, con conseguenze importanti sull’autostima. Purtroppo, ancora oggi, un voto basso tende a diminuire l’autostima e una visione positiva di sé, mentre aumentano le percezioni di incapacità e incalzano fenomeni di impotenza appresa. Inoltre, la spinta legata al raggiungimento di un voto minimo non contribuisce al consolidamento dei processi né dei contenuti dell’apprendimento. Il voto diventa l’unica motivazione allo studio, mentre è comprovato che è la motivazione interna legata alla curiosità, all’interesse, alla creatività quella che rende davvero efficace l’apprendimento.

Come leggere, quindi, queste nuove pagelle?

Ricordandoci semplicemente che è solo una pagella come altre ne avrete nella vostra carriera scolastica, che non indica il vostro valore globale, tantomeno adesso, momento storico in cui si  è sottoposti ad uno stress maggiore legato all’emergenza sanitaria in corso.

 

I voti non sono predittivi di successo professionale, né di benessere personale. Non devono limitare i vostri interessi extra-scolastici, né soprattutto i vostri sogni.